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Diego Scarca, Lettere a Mefistofele: “una narrazione scarna, riottosamente poetica e malinconica…” (recensione)

04 Set

Se Mefistofele si è voluto negare, lo ha fatto in un modo rumoroso…

La struttura del romanzo svela un impianto “a tesi”, volto cioè a rivoluzionare volontarimente il genere del romanzo epistolare, senza però dimenticare il maestro Laclos. Appena si apre il libro, il periodare spezzato, insolente di Dora prende il lettore; il più avveduto dei quali scova l’intento “rivoluzionario”.

Ma non solo questo; c’è ben di più. E questo “più” lo si trova al centro del libro, quando gli altri interlocutori di Mefistofele si svelano pian piano. C’è la nipote Isabella – forse l’unica uscita all’inferno letterario, umano e filosofico del protagonista assente – il collega compiacente, l’amico Guido, che si perde dietro ad una sua allieva del corso di recitazione forse per cercare se stesso, forse solo per noia; e c’è l’amico melanconico che parte scordando che il dolore ce lo portiamo dentro. In filigrana, la caduta della famiglia: il padre che pensa solo alla sua proprietà e la madre sconvolta lentamente da rimorsi e mancanze.

Photo by Thomas Holtkoetter(1x.com)

*** *** ***

Il pregio di questo romanzo – che pur nella sua volontaria carica eversiva appartiene per certi aspetti al romanzo europeo più tradizionale – sta nel saper reggere molti filoni in una narrazione a volte scarna, a volte riottosamante poetica e malinconica: la critica delle ideologie e delle filosofie, una certa idea – non fallimentare, come vorrebbe far credere Mefistofele – della letteratura e della editoria, e in generale dei rapporti umani, nello specifico quello tra i sessi, ma più quello amoroso in senso stretto.

Se insomma Mefistofele si è voluto negare, lo ha fatto in un modo rumoroso, la cui polifonia, il cui contappunto, merita di intrigare il lettore.

Alberto Sisti (4.1.2009)
Fonte: http://www.angolo-manzoni.it

 
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Pubblicato da su 4 settembre 2010 in Letteratura

 

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