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Diego Scarca, Lettere a Mefistofele: filone “maudit” e scrittura flaubertiana… (recensione)

30 Giu

Lettere a Mefistofele tra filone “maudit” e scrittura flaubertiana…

(…) molto interessante l’idea di usare, come genere, il “romanzo epistolare” e di rivitalizzare una struttura narrativa caduta un po’ in disuso. I personaggi sono tutti molto particolari: ognuno ha qualcosa di caratteristico e di immediatamente riconoscibile. “Dora”, scurrile e provocatoria, è forse il personaggio meno affascinante. I “genitori” mi sono sembrati, invece, molto importanti: la distanza che li separa dal figlio mi è parsa un’ottima maniera per aggiungere indizi alla figura di questo fantomatico protagonista/autore “nascosto”.

Delle intuizioni molto belle, a mio avviso, ci sono poi nelle lettere dell’ “editore”, soprattutto in alcuni stralci del romanzo che il destinatario delle lettere sta “scrivendo”. Ci sono alcuni brani davvero evocativi, uno su tutti quello del 31 agosto, un pezzo in particolare: “La donna che avevo amato non mi riaccompagna nel mio viaggio di ritorno. Non ho avuto la forza e il coraggio di non voltarmi indietro. Le volevo troppo bene e lei era troppo bella e intelligente per accettare che qualcuno, un giorno o l’altro, la riportasse in vita”. Molto intenso…

Anche gli altri personaggi mi sembrano tutti credibili: dal solitario Guido, al giramondo Stéph., passando per il bizzarro (a cominciare dal modo di iniziare le lettere) Rino. Quest’ultimo, in particolare, ha degli spunti disgustosamente interessanti. Insomma, ognuno di essi, con le proprie peculiarità, riesce a prendere vita durante la lettura, tanto da assumere una fisionomia quasi reale.

A livello di stile, mi sono venuti in mente diversi autori, anche lontani fra loro: da una parte il filone più “maudit”, cioè scrittori come Bukowski, Céline, Miller (quelli che non avevano paura di prendere la realtà a piene mani anche nella sua crudezza, per intenderci); dall’altra, invece, mi è sembrato di trovare tracce di una scrittura più piana, un po’ flaubertiana in certi punti. In conclusione, mentre  leggevo il romanzo, pensavo alla nostra maniera di giudicare le persone, al peso che ogni singolo essere umano ha nei confronti di un altro. Un individuo può essere un Dio per qualcuno e un perfetto idiota per un altro, e tutto dipende dai ruoli, da ciò che si è condiviso, dagli eventi e dalle stesse circostanze. Questa “complessità sociale” è perfettamente descritta nel libro…

25-05-2009 Andrea Pastore

(www.angolomanzoni.it)

Photos by Thomas Holtkoetter (1x.com)

 
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Pubblicato da su 30 giugno 2010 in Letteratura

 

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