RSS

Lettere a Mefistofele: 29 giugno

29 Giu

29 giugno

“La figura che il romanziere insegue nel suo romanzo non è per forza di cose una figura femminile. Può essere anche solo una figura retorica: una metafora, un’immagine o una situazione insolita”.

Di metaforico, purtroppo, nel suo romanzo io ci vedo ben poco. E quel poco si riduce a quelli che definirei degli svarioni poetici.
Mi sono permesso, egregio ed eccentrico signor romanziere, di riscrivere, ancora una volta, a modo mio alcuni suoi brani e di rimetterli, nella misura del possibile, in ordine cronologico.
Li sottopongo alla sua attenzione.

Il fuoco che bruciava alle prime ore del mattino sul campo di calcio deserto della città universitaria, che a me ricordava i falò a cui avevo assistito da bambino, era per lei fatto a immagine e somiglianza del vuoto…

Una ferita indelebile. Una macchia. Qualcosa che sporca tutti i nostri ricordi, insozza la nostra anima e la rovina. La spazza via e ci fa sentire pusillanimi per aver ceduto a una fantasia…

Voleva che la smettessi di frequentare troppo le biblioteche. Voleva mandare a monte tutti i miei progetti. Voleva che mi cimentassi sul serio nella poesia. Le ho inviato versi velenosi. Da Torino, quando le volevo ancora bene; da Parigi stessa, quando lei aveva avuto bisogno di farsi curare; da Vienna, quando era già morta.

Eravamo nell’ottantadue. I treni non andavano più a vapore, ma ci si muoveva ancora come lumache. Salutarsi con le lacrime agli occhi andava ancora di moda. Abbassare i finestrini e sventolare un fazzoletto… Mia madre si commuoveva se le citavo o le recitavo un verso celebre. Ne inventavo uno: «un seul être vous manque et tout est dépeuplé».

Nell’autunno dell’ottantadue, quando l’ho incontrata, volevo prendermi una rivincita sull’anonimato della vita al quale mi costringevano Parigi, i miei studi e la banalità delle pretese di chi, nei miei studi, mi seguiva a distanza.
– Non vorrai mica farci credere che a Parigi non te la sei un po’ spassata?

Ho giocato con lei, prima facendole credere che l’avrei aiutata, poi abbandonandola perché mi ero sentito umiliato il giorno in cui mi aveva fatto capire che contava su di me come su un semplice amico.

Il resto non è acqua passata. C’è qualcosa che non si cancella nella coscienza di ciascuno di noi. I rimorsi riaffiorano a distanza di anni. Non c’è verso di guarirne.

Chi mi dirigeva nelle mie ricerche voleva che le terminassi in tempo per ottenere un incarico in un’università parigina. L’avevo trascurata anche per questo. In quel modo avrei potuto rivederla, l’autunno successivo, e farmi perdonare tante sciocchezze.

Quando sono tornato a Parigi, lei era già morta e io ne ero all’oscuro.

Avevo fatto passare un po’ di tempo prima di ripresentarmi a casa sua. Nell’elenco degli inquilini del suo palazzo della rue de Babylone non figurava più il suo nome. Sono andato a Versailles. Ho parlato con un vicino di casa dei suoi genitori.

Ho ricostruito i fatti, leggendo le cronache dei giornali. “Libération” aveva dato risalto alla notizia. Io mi trovavo a Vienna nel frattempo e i versi velenosi che le avevo scritto non le erano giunti in tempo.

Sono andato una volta sola a farle visita al cimitero.

Era un giorno di dicembre. Mi trovavo nella metropolitana.
In una città come Parigi uno non può fare altro che affidarsi al caso, se non sa in quale cimitero una persona scomparsa è stata sepolta.

Nel giro di pochi minuti, senza chiedere informazioni a nessuno, i passi mi hanno guidato, in un labirinto di tombe, alla sua.

Non Le sembra, questa, una splendida metafora della vita?

Il suo Edit.

P.S.: Ci risentiremo, come pattuito, a fine agosto.


Artwork by Chad Wys (behance.net)

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 29 giugno 2010 in Letteratura

 

Tag:

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: