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Lettere a Mefistofele: 27 giugno

27 Giu

27 giugno

– E’ ora che tu ti scuota. Bisognerebbe che ti succedesse qualcosa di grave. Ti auguro di star male.
– Perché me lo auguri?
– Perché ti aiuterebbe a cambiare: a smetterla di essere una marionetta azionata da altri che vogliono farti arrivare allo stesso punto morto in cui si trovano loro. Imbecilli…
– Gli imbecilli chi sono?
– Io non ti ho mai amato e tu non mi hai mai amata. Ho apprezzato la tua franchezza. E’ giusto adesso che io faccia la mia strada. Che senso avrebbe ingannarci di nuovo, regalandoci mille carezze inutili, mille mazzi di rose, mille battute, mille sorrisi futili.
– Ami un altro?
– Più di uno. Voglio proprio mentirti: adoro il medico che si è preso cura di me. Ma ci tengo alla tua amicizia. Devi scrivermi.

La porta si socchiude.
Colgo un che di ironico nel suo imbarazzo.
– Noi ci rivedremo.
Noto un difetto sulla pelle del suo viso di cui non mi ero mai accorto.

Ho dimenticato il mio gilet a casa sua. Non posso tornare a chiederglielo.

Parigi è un ronzìo banale. Un alveare d’api. Un’immensa perdita di tempo.
Un non so che cosa.
Un’imprecazione. Un’amarezza.
Una sozzura…

Vedo che continua a migliorare.
Andando avanti di questo passo, qualche stralcio di dialogo finirà pur per figurare nel suo romanzo.

Il suo Edit.


Artwork by Chad Wys (behance.net)

 
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Pubblicato da su 27 giugno 2010 in Letteratura

 

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