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Lettere a Mefistofele: 24 giugno

24 Giu

24 giugno

Adesso ricordo qualcosa.

E’ primavera.
Girano per il quartiere latino come due anime in pena.
Si soffermano a guardare, distratti, i dettagli della facciata di una chiesa gotica.
Persino nel suo modo di camminare c’è qualcosa di atipico.
Si direbbe che ascolti il tramonto invece di guardarlo.
Che un notturno di Chopin l’abbia rapita.
Eppure è primavera.
Chi non se la sentirebbe di sorridere?
Chi rinuncerebbe alla vita?

Nei giardini del Lussemburgo si danno raduno comitive di studenti in gita e si formano gruppetti di adolescenti ringalluzziti.
I venditori di crêpes fanno fatica a soddisfare i gusti di tutti.

Una fanfara si esibisce sotto un pergolato.
Applaudono i bambini che non capiscono il perché di tanto brulicare di vita sui boulevards e nei cafés.
Passa a sirene spiegate un convoglio di vigili del fuoco.

Ci attardiamo davanti a una vetrina chiusa.
Le propongo dei regali.
Un portasigarette d’avorio?
Finge di accendersi una sigaretta e di fumarla.
Un ventaglio?
L’agita già come dovesse lanciarlo in aria.
Un foulard?
La vedo bene, in un gioco di prestigio, estrarvi dei colombi intimiditi che andranno a posarsi di fianco alla panchina dove siede una vecchietta sulla quale si sofferma adesso, impietrito, il suo sguardo.
Un binocolo da portare a teatro?
Lo metterà senz’altro la sera della prima dell’ “Arlecchino servitore di due padroni”.
Dei tarocchi?
Saprà predirmi il futuro.
Saprà dirmi a quali sventure andrò incontro. Da che cosa dovrò guardarmi, di chi dovrò diffidare. Contro quali scogli andrà ad urtare la mia imbarcazione. Come sarò quando sarò vecchio, se invecchierò.

Prosegue il nostro scombussolato deambulare verso l’Île de la Cité, poi verso l’Île Saint-Louis.
Sfilano i bateaux-mouche, a bordo dei quali scorrono fiumi di champagne ed orchestrine tutte uguali improvvisano gli stessi motivi (dalla “Vie en rose” a “Ma bohème”) che strappano un sorriso ai turisti americani e commuovono persino le studentesse straniere venute a Parigi a vivere alla pari.

Al riparo dalla folla, mentre incominciano ad accendersi, discreti, i lampioni, s’intravede sul suo volto la fatica.

Mi sento di peso.
Non so cosa inventarmi.

Una menzogna.

Che sarei disposto a gettarmi con lei nel fiume.

Può andare.

Il suo Edit.


Artwork by Chad Wys (behance.net)

 
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Pubblicato da su 24 giugno 2010 in Letteratura

 

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