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Lettere a Mefistofele: 20 giugno

20 Giu

20 giugno

Lei non può tenere il lettore in continuazione sulle spine.
Il suo romanzo non avrà mai fine.

“Lei” muore o non muore?
E se muore, di che cosa muore?

Finalmente qualcosa che ha l’aria di assomigliare a un dialogo.

– Muoio della malattia chiamata volgarmente indifferenza o, se preferisci, distacco.
– Distacco da che cosa?
– Da tutto e da tutti. Della mia famiglia non mi importa niente. Del perbenismo di mia madre e dell’opportunismo politico di mio padre, che è diventato ambasciatore, mi vergogno. Nella villa in riva al mare che si sono comprati in Provenza non metterò mai piede. Non preferisco la tua stanzuccia e il suo squallore. Voglio andarmene altrove.

A questo punto, a mio avviso, dovrebbe concedere il diritto di replica a “Lui”. Del tipo:

– Sani propositi. Strano che tu non ci abbia pensato seriamente il giorno in cui hanno bloccato la metropolitana in tempo e tu hai fatto perdere un’infinità di tempo alla gente. “Ma come? Un altro suicida! Non se ne può più. Andando avanti di questo passo, chi ce li restituisce i soldi che non guadagniamo perché arriviamo tardi al lavoro?” La tua famiglia ti fa schifo perché tu le assomigli. E la vita ti fa schifo perché tu non ne sei all’altezza.

Potrebbe essere uno spunto.
Ma mi raccomando: arrivi a una conclusione!

Il suo Editore


Photo by Massimiliano Pallotti (photo.net)

 
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Pubblicato da su 20 giugno 2010 in Letteratura

 

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