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Lettere a Mefistofele: 7 giugno

07 Giu

7 giugno

Paragonerei il suo corpo a quello di un bronzo di Riace o, se preferisce, a quello del David di Donatello.
Stessa statura e stessa corporatura con qualche leggera variante.
I suoi muscoli mi sembrano atrofizzati specie a livello dell’addome inferiore.
Non che il pisello che ci mostrano le statue delle divinità antiche sia il loro pezzo forte.
Ma anche l’occhio vuole la sua parte e io avrei preferito chiudere un occhio su quella parte del bronzo di Riace o del David di Donatello che ero costretta a guardare.
Dal basso addome in giù: niente da eccepire, salvo qualche vena varicosa di troppo, dei vasi capillari dilatati ai piedi, le caviglie gonfie e la peluria carente in genere.
Torniamo all’addome superiore.
Petto ancora villoso, volendo. Qualche chilo superfluo. Un gonfiore apparente dovuto allo spappolamento del fegato che Le hanno diagnosticato.
Delle sue braccia preferisco non parlare. Se ho capito bene, va tutti i giorni in palestra…
Veniamo al volto.
A me i calvi non hanno mai fatto schifo. Giulio Cesare lo era. Ma un romano con il profilo di un ebreo è una specie di artificio retorico.
Riconosco che la sua barba bianca, lunga di tre giorni, non porta sfiga.
Da quando, mio malgrado, l’ho accarezzata, mi sono fatta tre nuove amiche.

Dora


черная кошка – Vartan (photodom.com)

7 giugno

Caro Autore,
i dialoghi continuano a latitare nel suo romanzo: quand’è che finirà per accorgersene?
Mi riferisco, in particolare, a quella cazzo di festa in maschera a Versailles (mi consenta, ogni tanto, di essere un po’ volgare) in cui Lui e Lei si incontrano per la prima volta.
Ho letto e riletto le sue pagine.
Gliene ho riscritta una giusto per farLe un favore.

– Perché non usciamo di qui?
– Non ne vedo l’ora. La gente che balla mi addolora.
– Vuoi che mi tolga la parrucca e la maschera prima di darti un bacio?
– Non è necessario: adoro il teatro.
– Quanti altri posso dartene ancora?
– Mille e non più mille.
Sorrise e quel sorriso glielo avevo strappato. Mi aspettavo un invito.
– Vuoi che ci si riveda?
– Adoro il teatro.
Allora mi misi nei panni dello spasimante e incominciai a recitare.
– Sei la più bella delle donne che io abbia mai incontrato.
– Ho voglia di dormire al tuo fianco stanotte.
– Farà freddo. La mia stanza è povera…
La presi a braccetto. Indossava un soprabito nero. Le dissi che avrei voluto farle da fratello.
– Di fratelli ne ho tanti.
Che avrei voluto gettarmi alle sue ginocchia e accarezzarle i capelli.
Mi sfiorò con le dita la bocca.
Parlò per qualche istante ancora.
– Qualche giorno fa ho tentato di farla finita. Mi hanno salvata. Può darsi che questa festa sia stata quella del mio ricongiungimento alla vita.

Il suo Editore


конфликт интересов – Vartan (photodom.com)

 
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Pubblicato da su 7 giugno 2010 in Letteratura

 

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