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Lettere a Mefistofele: 7 marzo

07 Mar

7 marzo

Caro Autore,
dopo la piacevole chiacchierata che ho avuto finalmente l’onore di avere di persona con Lei (chiacchierata che ha dissipato alcuni malintesi sorti tra noi a causa dei giudizi poco benevoli espressi dal mio comitato di lettura sul suo conto), mi sono schiarito le idee.
Tento di esporgliele.

La scrittura frammentaria – mi ha detto – è l’unica che ci salva dalle costrizioni mondane, morali, ideologiche e commerciali.

Lei scriverà, volendo, anche in modo originale; ma ho il sospetto che ci vorrà del tempo prima che qualcuno si accorga della bontà del suo lavoro e riesca a mettere ordine nel caos di quelli che Lei chiama frammenti.
Il suo è un romanzo senza né capo né coda.
E aggiungo: l’arte di scrivere romanzi è vecchia quanto l’arte di fare il pane (o giù di lì). Ognuno lo fa a modo suo, ma gli ingredienti sono sempre gli stessi. A me sembra che Lei ne abbia dimenticato uno.

Il suo Editore

P.S.: Continuiamo a tenerci in contatto e sforziamoci insieme di dare un minimo di senso al suo lavoro.


Photo by D. Melenin (photodom.com)

 
1 Commento

Pubblicato da su 7 marzo 2010 in Letteratura

 

Tag:

Una risposta a “Lettere a Mefistofele: 7 marzo

  1. sara

    8 marzo 2010 at 22:56

    Mi viene in mente il poetare “frammentario” di Ungaretti, dietro al quale si celavano spesso curiosi artifici.

     

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