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Diego Scarca, Lettere a Mefistofele: una recensione (Tonino Rivolo, “L’Eco del Chisone”, 14 gennaio 2009)

02 Feb

Il nuovo romanzo epistolare di Scarca

Undici persone,  un solo destinatario muto

L’Eco del Chisone

14-01-2009

di Tonino Rivolo

Undici persone scrivono ad  un solo destinatario, protagonista indiretto di un tumultuoso percorso di vita tradotto in letteratura, e non ottengono apparentemente risposta. Ma nonostante ciò continuano ad assediare ed assillare il destinatario delle loro lettere con consigli rimproveri, elogi accuse, rivelazioni vere o presunte, cattiverie o insinuazioni.

In realtà a tenere inconsapevolmente le fila del discorso, tessendo la tela delle relazioni e tenendo ben saldo tra le sue mani l’ordito delle vicende umane che si intrecciano e che si alternano, è proprio il professore universitario a cui le missive sono indirizzate.

È lui che si pone in controluce, affidando ad altri il compito di rivelare le sue frustrazioni, insicurezze, debolezze e fragilità. Dalle quali emerge un ritratto in chiaroscuro del protagonista, con più ombre che luci. A mostrare impietosamente i tratti del suo carattere e della sua personalità è l’irruenza sfrontata di Dora, la  sua allieva che usa l’arma del sesso “trasgressivo” e del linguaggio sboccato per provocarne la reazione. Oppure, per contrasto, l’ammirazione a volte stucchevole del suo collega Nando i cui elogi sperticati sembrano velati di falsità subdola. E ancora, in famiglia, i consigli religiosi ed esistenziali della madre e del padre.

Fino alle indicazioni esasperanti dell’editore che bacchetta senza pietà l’aspirante scrittore e ne stronca ogni velleità letteraria, decidendo infine di pubblicare il suo scritto solo per pietà e a pagamento.

Le lettere, da qualunque emittente provengano, sono perlopiù provocatorie e finiscono con l’annientare il destinatario che si rifugia nel bere e che viene addirittura sospeso dall’insegnamento per alcune lettere imbarazzanti di Dora rese pubbliche dalla madre.

La situazione precipita e il prof D., distrutto dagli eventi, suscita addirittura la pietà dei suoi stessi aguzzini, come Dora e il suo editore.

È pura finzione questo romanzo epistolare calato nella contemporaneità e come tale non può essere certo letto come un’autobiografia, ma i quadri umani e le vicende che tratteggia non sono irreali, al di là del duro linguaggio che li caratterizza…

Fonte: http://www.angolo-manzoni.it

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Pubblicato da su 2 febbraio 2010 in Letteratura

 

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