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Architetture del vuoto (Parte quarta: 2005); IV “Ridatemi i miei vent’anni…”

22 Dic

IV

Ridatemi i miei vent’anni.
Rivoglio la mia giovinezza.

Voglio che con un bel battipanni
diate una bella pulita
a questo spaventapasseri
che è diventato il mio corpo.

Spogliatelo dei suoi indumenti.
Lavateli come si deve.
Strizzateli con cura.
Scrollatemi di dosso
ogni genere di paura.

Photo D. Melenin (photodom.com)
Photo D. Melenin (photodom.com)

***

Rivoglio i muscoli da atleta
che avevo a vent’anni.

Ridatemi i polpacci
da centravanti e la mia destrezza
nello schivare botte, colpi gobbi
e lividi alle caviglie.

Ridatemi le finte e i dribbling
con i quali sapevo saltare,
come birilli, gli avversari.
Li voglio vedere di nuovo
schiattare d’invidia
e strisciare al suolo
nel tentativo di acciuffarmi.

Ricucitemi i guanti
appesi al chiodo e tornerò
sul ring, pronto a spaccare
il muso e il setto nasale
al primo che mi capita:
anche al mio allenatore.

Fatemi gladiatore
e scenderò nell’arena.
Fatemi belva
e sbranerò i carnefici.

Solleverò sul podio
la testa di uno di loro
di cui avrò rosicchiato le cervella
prima di sputacchiare
sul volto di un tribuno
un ossicino.

A tutti quanti riserverò un autografo.
A tutti quanti un inchino.

Ridisegnatemi una pista.
Segnatemi una mèta.

Con le scarpe da ginnastica
che avevo da bambino,
con le ciabatte, con i sandali
o a piedi nudi,
vi posso garantire che darò
del filo da torcere a Carl Lewis
nel salto in lungo e ai cento metri.

Cronometratemi pure
i millesimi di secondo.
Farò crollare i record.
Inutile precisare
che arriverò per primo.

Photo D. Melenin.1 (photodom.com)
Photo D. Melenin (photodom.com)

*** ***

Restituitemi la mia giovinezza.
Voglio che il mondo torni
indietro almeno di cent’anni.

Ridatemi le lampade a petrolio,
i carri trainati dai buoi,
le fiere di paese, l’odore del fieno,
quello del muschio a Natale
e quello delle costolette di maiale
che solo mia zia, buon’anima,
sapeva far abbrustolire.

Ne ho le scatole piene
di questo mondo infame.

Restituitemi, se non altro,
il prete della mia parrocchia.
Quello con il quale andavo in giro
a benedire le case:
Don Luigi, grand’uomo,
innamorato di mia madre…

Ridatemi la sua sacrestia,
il suo confessionale,
le false penitenze, le ostie
alzate per finta in aria
pur di brindare sempre.

Il mondo adesso è così brutto
che a me piacerebbe rivedere
come al cinematografo
la fronte sudata delle suore
che in primavera mi rincorrevano
all’oratorio per insegnarmi
a dire, in latino, le preghiere
dopo avermi sbaciucchiato sul collo.

- голубоглазый Отелло - Vartan
Photo by Vartan (photodom.com)

*** ***

Restituitemi i miei vent’anni.
Rivoglio la mia giovinezza.

Ridatemi la bicicletta
con la quale ero corso, un giorno,
in Val Chisone (era novembre,
nevicava, ma io non lo sapevo)
a dichiararmi a una ragazza.
Elisabetta?

Gli stivaletti a punta,
i pantaloni a zampa d’elefante,
quelli pieni di toppe,
e i capelli lunghi.

La prima sigaretta, la prima rima
per far sorridere un’altra ragazza.
Marina?

I maglioni di lana
che mia madre si dannava
a terminare in tempo, morendo
dalle risate, mentre sferruzzava,
per via dell’ultima trovata
che avevo avuto a scuola.

Far piovere dalle finestre delle aule
al quinto piano del liceo
delle pagine ritagliate da Playboy
per assistere, con i miei compagni,
allo scoramento sul marciapiede
di un vecchietto dalla mano tremolante
che tenta invano di sfogliarle
con la punta del bastone.

Chiedere all’insegnante di chimica
(ultima lezione, è mezzogiorno:
ora di desinare) che si esibisce
in un esperimento dei suoi
dietro a tanto di alambicchi fumanti,
pronti ad esplodere: “Oggi, brava donna,
che cosa bolle in pentola?
Che cosa ci prepara, oggi, di buono?”

Girl - Vartan (photodom.com)
Girl – Vartan (photodom.com)

*** ***

Restituitemi il profumo del letame
che a me piaceva tanto
quando avevo vent’anni.

I campi da concimare,
le acque da incanalare,
il tempo delle potature,
l’epoca della raccolta,
le stagioni avare,
i grappoli d’uva messi a seccare,
i falò in autunno,
il cascinale in rovina,
le cose da porre al riparo
prima che arrivi il cattivo tempo,
prima che ti sorprendano le nebbie,
prima che geli…

Rivoglio i quarantacinque e i trentatre
giri di Dalidà e di Luigi Tenco
che facevo andare su un giradischi
scorbutico quanto la persona
a cui era appartenuto:
un mio zio di Bari.

Brani di musica da completare
con la fantasia perché la puntina
del giradischi saltava sempre
qualche solco che riteneva di troppo.

Ridatemi i cavalli al galoppo
della mia Seicento sgangherata
e le coperte di velluto
che mi portavo dietro
per andare a pomiciare
con la figlia di un calabrese
in riva a un torrente o a un fiume:
il Chisola?

цирк - Vartan
цирк – Vartan (photodom.com)

***

Rivoglio i miei vent’anni.
Restituitemi la mia giovinezza.

Ridatemi l’agilità del saltimbanco,
la presunzione dell’acrobata,
la sfacciataggine del giullare
e le smorfie del mimo.

Son pronto a giurare
sul Signore Iddio
che non deluderò nessuno.

парадный портрет с фиолетовым фоном - Vartan
Photo by Vartan (photodom.com)

 
3 commenti

Pubblicato da su 22 dicembre 2009 in Letteratura

 

Tag:

3 risposte a “Architetture del vuoto (Parte quarta: 2005); IV “Ridatemi i miei vent’anni…”

  1. Enrico

    2 gennaio 2010 at 00:49

    Proprio bella!!!

     
    • Diego Scarca

      2 gennaio 2010 at 06:29

      Grazie!!!

       
  2. romano

    3 gennaio 2010 at 18:20

    Vent’anni proprio diversi dai miei… Eppure, senza giradischi, ho di certo vent’anni, non mi sbaglio.
    Avrò quindi per sempre vent’anni, anche tra le macchine volanti!

     

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