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Madame Bovary di Gustave Flaubert sul grande schermo (Vincente Minnelli, 1949) (6)

01 Nov

Madame Bovary – Vincente Minnelli (1949)

The Stormy Sea or The Wave (particolare) – G. Courbet


Il testo di Flaubert (IIIème partie, ch. IX):

La chambre […] était toute pleine d’une solennité lugubre. Il y avait sur la table à ouvrage, recouverte d’une serviette blanche, cinq ou six petites boules de coton dans un plat d’argent, près d’un gros crucifix, entre deux chandeliers qui brûlaient. Emma, le menton contre sa poitrine, ouvrait démesurément les paupières ; et ses pauvres mains se traînaient sur les draps, avec ce geste hideux et doux des agonisants qui semblent vouloir déjà se recouvrir du suaire. Pâle comme une statue, et les yeux rouges comme des charbons, Charles, sans pleurer, se tenait en face d’elle, au pied du lit, tandis que le prêtre, appuyé sur un genou, marmottait des paroles basses…

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Forest Landscape – G. Courbet

La camera […] era colma di una lugubre solennità. Sul tavolino da lavoro, coperto da un tovagliolo bianco, si trovavano cinque o sei batuffoli di cotone in un piatto d’argento vicino a un grosso crocifisso fra due candele accese. Emma, con il mento sul petto, apriva smisuratamente gli occhi, e le sue povere mani si trascinavano sulle lenzuola, con quel gesto orribile e dolce degli agonizzanti che sembra già vogliano coprirsi con il sudario. Pallido come una statua, con gli occhi rossi come carboni, senza piangere, Charles stava di fronte a lei ai piedi del letto, mentre il prete, con un ginocchio appoggiato a terra, mormorava preghiere a voce bassa.

Emma voltò lentamente il capo e parve felice di vedere d’improvviso la stola violetta; certo ritrovava, nella sua straordinaria serenità, la perduta voluttà dei primi slanci mistici, accompagnati da visioni di eterna beatitudine prossime a ricominciare.

Il sacerdote si alzò per prendere il crocifisso; allora Emma protese il collo come un assetato e, appoggiando le labbra sul corpo dell’Uomo-Dio, vi posò con tutte le forze che ancora le rimanevano il più appassionato bacio d’amore che mai avesse dato. Poi il prete recitò il Misereatur e l’Indulgentiam, immerse il pollice nell’olio e cominciò l’unzione: prima sugli occhi, che avevano tanto bramato i lussi e gli splendori terreni, poi sulle narici, desiderose di aspirare tepide brezze e sentori amorosi, quindi sulla bocca che si era aperta per pronunciare menzogne, e aveva emesso gemiti d’orgoglio e grida di lussuria, e ancora sulle mani che si dilettavano ai soavi contatti, infine sulle piante dei piedi, un tempo così rapidi quando correvano verso l’appagamento del desiderio e che ormai non avrebbero più camminato.

Il curato si asciugò le dita, gettò sul fuoco i batuffoli di cotone intrisi d’olio e tornò a sedersi vicino alla moribonda per dirle che adesso doveva unire le sue sofferenze a quelle di Gesù Cristo e abbandonarsi alla misericordia divina.

Ultimando le esortazioni, cercò di mettere nella mano di Emma un cero benedetto, simbolo delle glorie celesti che ben presto l’avrebbero circonfusa. Emma, ormai troppo debole, non poté stringere le dita e il cero, senza l’aiuto di don Bournisien, sarebbe caduto a terra.

Intanto Emma non era più così pallida, e il suo viso aveva un’espressione di serenità come se il Sacramento l’avesse guarita.

Il prete non mancò di farlo notare e spiegò anche a Bovary che il Signore prolunga talora l’esistenza delle persone, quando lo giudica conveniente per la loro salvezza; e Charles ricordò il giorno in cui, quando ella si era sentita così vicina a morire, aveva ricevuto la comunione.
“Forse c’è ancora una speranza” pensava.

Infatti Emma si guardava intorno, lentamente, come chi si svegli da un sogno; poi, con voce chiara, chiese lo specchio e vi rimase chinata sopra per qualche tempo, finché grosse lacrime le scesero dagli occhi. Allora rovesciò il capo con un profondo sospiro e ricadde sul guanciale.

Il petto cominciò subito a sollevarlesi in rapidi ansiti. Le uscì di bocca la lingua tutta intera, gli occhi arrovesciati si spensero come i globi di una lampada che non arde più, e si sarebbe potuto crederla già morta se non fosse stato per il respiro accelerato che le scoteva il torace con un furioso ansimare, come se l’anima dovesse fare uno sforzo per distaccarsi. Félicité si inginocchiò davanti al crocifisso e perfino il farmacista fletté un poco le ginocchia, mentre il signor Canivet guardava vagamente la piazza. Don Bournisien si era rimesso a pregare, il viso chinato contro la sponda del letto, e la lunga tonaca nera che scendeva dietro di lui sul pavimento. Charles stava dall’altra parte, in ginocchio, con le braccia tese verso Emma. Le aveva preso le mani e le stringeva, trasalendo a ogni battito del cuore come al contraccolpo di una frana che precipiti. A mano a mano che il rantolo diveniva più forte, il sacerdote recitava precipitosamente le orazioni: queste si mescolavano ai singhiozzi soffocati di Bovary e, di tanto in tanto, tutto sembrava scomparire nel sordo mormorio delle sillabe latine simili ai rintocchi funebri di una campana…

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La trasposizione cinematografica di V. Minnelli:

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Pubblicato da su 1 novembre 2009 in Cinema, Letteratura

 

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