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Madame Bovary di Gustave Flaubert sul grande schermo (Vincente Minnelli, 1949) (5)

31 Ott

Madame Bovary – Vincente Minnelli (1949)

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Still life with asters – G. Courbet


Il testo di Flaubert (IIIème partie, ch. VIII):


Il était devant le feu, les deux pieds sur le chambranle, en train de fumer une pipe.
– Tiens ! c’est vous ! dit-il en se levant brusquement.
– Oui, c’est moi !… je voudrais, Rodolphe, vous demander un conseil.
Et malgré tous ses efforts, il lui était impossible de desserrer la bouche.
– Vous n’avez pas changé, vous êtes toujours charmante !
– Oh ! reprit-elle amèrement, ce sont de tristes charmes, mon ami, puisque vous les avez dédaignés.
Alors il entama une explication de sa conduite, s’excusant en termes vagues, faute de pouvoir inventer mieux…

*** *** ***

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Evening Landscape – G. Courbet

Rodolphe stava davanti al fuoco, con i piedi sul gradino del caminetto, fumando la pipa.
«Ma guarda! Lei qui!» disse alzandosi in fretta.
«Sì, io!… Rodolphe, vorrei chiederle un consiglio.»
Ma, a dispetto di ogni sforzo, non le riusciva di aprir bocca.
«Non è cambiata per nulla. È affascinante come sempre!»
«Oh!» osservò lei amaramente «sono ben poveri fascini, dal momento che lei li ha disdegnati.»
Rodolphe cominciò a spiegare le ragioni del suo comportamento, scusandosi in termini vaghi, nell’impossibilità di trovare di meglio.

Emma si abbandonò alla lusinga delle sue parole, e, più ancora, alla sua voce e alla vista della sua persona, tanto che mostrò di credere o credette davvero al pretesto della loro rottura: si trattava di mantenere un segreto da cui dipendeva l’onore e la vita stessa di una terza persona.
«Non importa,» disse, guardandolo con tristezza «ho sofferto abbastanza.»
Rodolphe rispose filosoficamente: «Così è la vita!»
«È stata almeno buona per lei,» continuò Emma «dopo la nostra separazione?»
«Oh! Né buona né cattiva.»
«Forse avremmo fatto meglio a non lasciarci.»
«Sì… forse!»
«Lo credi davvero?» domandò lei, avvicinandoglisi.
Sospirò:
«Oh Rodolphe! Se sapessi… ti ho amato moltissimo!»

A questo punto gli prese una mano e rimasero così, per qualche minuto con le dita intrecciate, come il primo giorno alle Assemblee.[…]

Era deliziosa, con quello sguardo in cui tremava una lacrima, come l’acqua di un temporale in un calice azzurro.

Rodolphe l’attirò sulle ginocchia, le accarezzò con il dorso della mano i capelli lisci, sui quali, nel chiarore del crepuscolo, brillava come una freccia d’oro un ultimo raggio di sole. Emma teneva la fronte bassa. Rodolphe finì per sfiorarle con le labbra le palpebre in un lieve bacio.
«Ma tu hai pianto!» disse «Perché?»
Emma scoppiò in singhiozzi. Rodolphe interpretò questa commozione come l’esplosione del suo amore.
Ella taceva; il suo silenzio gli parve un’ultima manifestazione di pudore e allora esclamò:
«Perdonami! Sei la sola che mi piaccia, sono stato imbecille e cattivo. Ti amo e ti amerò sempre. Cosa ti turba? Dimmelo!»

Si inginocchiò davanti a lei.
«Ebbene… sono rovinata Rodolphe! Mi dovresti prestare tremila franchi!»
«Ma… Ma…» disse lui rialzandosi adagio, mentre la sua fisionomia assumeva un’espressione grave.
«Devi sapere» continuò Emma in fretta «che mio marito ha messo tutte le sostanze nelle mani di un notaio; questi è fuggito. Abbiamo fatto debiti, i clienti non pagavano. Del resto la liquidazione non è finita, in seguito avremo del denaro. Ma oggi ci fanno un sequestro per tremila franchi; sta accadendo adesso, in questo stesso momento e, contando sulla tua amicizia, sono venuta da te…»

“Ah!” pensò Rodolphe, diventando d’improvviso molto pallido “è venuta per questo?”
Alla fine disse, con un’aria molto calma:
«Non li ho, cara signora».

Non mentiva. Se li avesse avuti, glieli avrebbe dati di certo, benché sia sempre poco piacevole compiere questi bei gesti: una richiesta di denaro, fra tutte le tempeste che si possono abbattere sull’amore, è la più gelida e la più distruttiva.
Emma rimase a guardarlo per qualche istante.
«Non li hai?» Ripeté più volte.
«Non li hai! Avrei potuto risparmiarmi quest’ultima umiliazione. Tu non mi hai mai amata. Non sei meglio degli altri!»
Si tradiva, si stava perdendo.
Rodolphe l’interruppe, asserendo di trovarsi in difficoltà.
«Ti compiango!» disse Emma «Sì, moltissimo!»
E, fermando lo sguardo su una carabina damaschinata che brillava in mezzo a una panoplia:
«Ma quando si è così poveri, non si possiede un fucile con il calcio niellato d’argento! Non si compera una pendola incrostata di tartaruga!» continuò, additando l’orologio di Boulle «Né fischietti d’argento dorato per le fruste» e li toccò «né ciondoli per l’orologio! Oh! Non ti fai proprio mancare nulla, perfino un portaliquori in camera, perché ti vuoi bene, vivi in mezzo agli agi, hai un castello, fattorie, boschi! Partecipi alle cacce alla volpe, te ne vai a Parigi! Eh! Anche se non si trattasse d’altro che di questo,» gridò, prendendo sul caminetto i gemelli dei polsini «anche solo da queste cianfrusaglie, si potrebbe ricavare del denaro!… Oh! Non le voglio! Tientele.»

E scagliò lontano i gemelli, contro la parete, ove la catenella d’oro si ruppe nell’urto.
«Io ti avrei dato tutto, avrei venduto tutto, avrei lavorato con le mie stesse mani, avrei chiesto l’elemosina su tutte le strade, per un sorriso, per uno sguardo, per sentirmi dire ‘grazie’ da te. E tu, te ne stai lì tranquillamente, seduto in poltrona, come se già non mi avessi fatto soffrire abbastanza. Senza di te, lo sai bene, avrei potuto vivere felice! Chi ti ha costretto? Avevi fatto una scommessa? Ma tu mi amavi, dicevi… E anche adesso, ancora… Sarebbe stato meglio che tu mi avessi scacciata! Ho le mani calde dei tuoi baci, ecco qui il punto del tappeto ove tu giuravi, in ginocchio davanti a me, un eterno amore. Tu mi ci hai fatto credere, mi hai trascinata per due anni nei sogni più sublimi e soavi!… Vero? I progetti per il nostro viaggio, ricordi? Oh! la tua lettera, la tua lettera! Mi ha straziato il cuore! E poi, quando torno da lui, lui che è ricco, felice, libero, per implorare un aiuto che il primo venuto mi darebbe, supplicandolo, donandogli tutta la mia tenerezza, mi respinge, perché questo gli costerebbe tremila franchi!»

«Non li ho!» rispose Rodolphe con quella perfetta calma che riveste come una corazza la collera rassegnata…

*** *** ***

La trasposizione cinematografica di V. Minnelli:

*** *** ***

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Continua…

 
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Pubblicato da su 31 ottobre 2009 in Cinema, Letteratura

 

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