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Madame Bovary di Gustave Flaubert sul grande schermo (Vincente Minnelli, 1949) (4)

30 Ott

Madame Bovary – V. Minnelli (1949)

Apple still life – G. Courbet

Il testo di Flaubert (IIème partie, ch. VIII):

Cependant Rodolphe, avec madame Bovary, était monté au premier étage de la mairie, dans la salle des délibérations, et, comme elle était vide, il avait déclaré que l’on y serait bien pour jouir du spectacle plus à son aise. Il prit trois tabourets autour de la table ovale, sous le buste du monarque, et, les ayant approchés de l’une des fenêtres, ils s’assirent l’un près de l’autre.

Il y eut une agitation sur l’estrade, de longs chuchotements, des pourparlers. Enfin, M. le Conseiller se leva. On savait maintenant qu’il s’appelait Lieuvain, et l’on se répétait son nom de l’un à l’autre, dans la foule. Quand il eut donc collationné quelques feuilles et appliqué dessus son œil pour y mieux voir, il commença :

« Messieurs,

Qu’il me soit permis d’abord (avant de vous entretenir de l’objet de cette réunion d’aujourd’hui, et ce sentiment, j’en suis sûr, sera partagé par vous tous), qu’il me soit permis, dis-je de rendre justice à l’administration supérieure, au gouvernement, au monarque, messieurs, à notre souverain, à ce roi bien-aimé à qui aucune branche de la prospérité publique ou particulière n’est indifférente, et qui dirige à la fois d’une main si ferme et si sage le char de l’État parmi les périls incessants d’une mer orageuse, sachant d’ailleurs faire respecter la paix comme la guerre, l’industrie, le commerce, l’agriculture et les beaux-arts. »

– Je devrais, dit Rodolphe, me reculer un peu…

*** *** ***

Vita dei fiori - G. Courbet

Vita dei fiori – G. Courbet

Nel frattempo, Rodolphe, con la signora Bovary, era salito al primo piano del municipio, nel salone del consiglio, e trovandolo deserto, aveva dichiarato che vi si sarebbero trovati benissimo per godersi lo spettacolo con tutto comodo. Prese tre degli sgabelli situati intorno alla tavola ovale, sotto il busto del re, e, dopo che li ebbe avvicinati a una finestra, sedettero uno vicino all’altra.

Vi fu un gran movimento sulla tribuna, lunghi conciliaboli e sussurri. Infine si alzò il signor consigliere. Nel frattempo si era venuti a sapere che si chiamava Lieuvain e il nome veniva ripetuto da questo a quello fra la folla. Il consigliere, appena ebbe riordinato alcuni fogli, li avvicinò agli occhi per vedere meglio e cominciò:

«Signori, mi sia anzitutto concesso (prima di intrattenermi sull’argomento della riunione d’oggi, e il sentimento che voglio esternare sono certo sarà condiviso da tutti voi), mi sia concesso dicevo, di rendere omaggio alla superiore amministrazione, al governo, al re, signori, al nostro sovrano, a questo monarca tanto amato, al quale nessun aspetto o particolare della pubblica prosperità è indifferente, e che regge con una così salda e saggia mano il carro dello Stato in mezzo ai continui pericoli di un mare tempestoso, con la capacità, d’altronde, di far rispettare sia la pace sia la guerra, l’industria, il commercio, l’agricoltura, e le belle arti».

«Dovrei spostarmi un po’ più indietro» disse Rodolphe.
«Perché?» domandò Emma
Ma in quel momento la voce del consigliere crebbe straordinariamente di intensità, declamando:

«Non è più il tempo, signori, in cui la discordia civile insanguinava tutte le pubbliche piazze, in cui il possidente, il negoziante, l’operaio stesso, addormentandosi di un sonno tranquillo, tremava al pensiero di poter essere svegliato dall’improvviso suono delle campane a martello che avvertivano della presenza di un incendio, in cui le massime più sovversive minavano apertamente le basi…»

«Il fatto è che potrebbero vedermi dal basso» continuò Rodolphe «e sarei costretto a passare almeno quindici giorni a scusarmi; inoltre, con la cattiva reputazione di cui godo…»
«Oh! Lei si calunnia» disse Emma
«No, no, è proprio pessima, glielo assicuro.»

«Ma, signori,» continuò il consigliere «se allontano dalla mia immaginazione queste fosche visioni e volgo lo sguardo sull’attuale situazione della nostra bella patria, che cosa vedo? Ovunque fioriscono i commerci e le arti, ovunque nuove vie di comunicazione, simili ad altrettante arterie vitali nel corpo dello Stato vi stabiliscono rinnovati rapporti; i maggiori centri manifatturieri hanno ripreso la loro attività, la religione, rinsaldata nei suoi principi, sorride a tutti i cuori, i porti sono gremiti, la fiducia rinasce e, alfine, la Francia respira!…»

«Del resto,» soggiunse Rodolphe «forse, dal punto di vista della pubblica opinione, non hanno nemmeno torto.»
«Come può essere?» domandò Emma.
«Ma si,» disse lui «non sa che esistono anime le quali soffrono senza sosta? A esse sono necessari, alternativamente, il sogno e l’azione, le passioni più pure e i piaceri più travolgenti, e di conseguenza si gettano in ogni sorta di capriccio, di follia.»
Emma lo guardò, allora, come si guarda un viaggiatore che abbia attraversato paesi fantastici e osservò: «Noi, povere donne, non possiamo permetterci simili distrazioni!»
«Distrazioni ben tristi, poiché in esse non v’è felicità.»
«Ma esiste la felicità in qualcos’altro?»
«Certo, si può incontrarla un giorno, nella vita.»

«Ed è questo che voi avete compreso» diceva il consigliere. […]

«Un giorno la si incontra,» ripeté Rodolphe «un bel giorno, all’improvviso, e proprio quando ormai si dispera. Allora si schiudono nuovi orizzonti, ed è come se una voce gridasse: “Eccola!” Si sente il bisogno di confidare a questa persona tutta la propria vita, di donarle tutto, di sacrificarle tutto. Non sono necessarie spiegazioni: la si riconosce subito. La si intravede nei propri sogni» (e intanto la guardò). «E finalmente, eccolo il tesoro tanto atteso, davanti a noi, che brilla e risplende. Eppure, ancora non ci si sente sicuri, non si ha il coraggio di credervi, si resta abbagliati, come chi esca dalle tenebre alla luce.»
E Rodolphe sottolineò questa frase con una mimica adeguata. Si passò la mano sul viso, quasi si sentisse stordito, poi la lasciò cadere su quella di Emma, che la ritrasse…

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La trasposizione cinematografica di V. Minnelli:

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Continua…

 
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Pubblicato da su 30 ottobre 2009 in Cinema, Letteratura

 

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