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Madame Bovary di Gustave Flaubert sul grande schermo (Vincente Minnelli, 1949) (3)

29 Ott

Madame Bovary – Vincente Minnelli (1949)

Flower still life at a stone bank - G. Courbet

Flower still life at a stone bank – G. Courbet

Il testo di Flaubert (Ière partie, ch. VIII):

On entendit une ritournelle de violon et les sons d’un cor. Elle descendit l’escalier, se retenant de courir.

Les quadrilles étaient commencés. Il arrivait du monde. On se poussait. Elle se plaça près de la porte, sur une banquette.

Quand la contredanse fut finie, le parquet resta libre pour les groupes d’hommes causant debout et les domestiques en livrée qui apportaient de grands plateaux. Sur la ligne des femmes assises, les éventails peints s’agitaient, les bouquets cachaient à demi le sourire des visages, et les flacons à bouchon d’or tournaient dans des mains entrouvertes dont les gants blancs marquaient la forme des ongles et serraient la chair au poignet. Les garnitures de dentelles, les broches de diamants, les bracelets à médaillon frissonnaient aux corsages, scintillaient aux poitrines, bruissaient sur les bras nus. Les chevelures, bien collées sur les fronts et tordues à la nuque, avaient, en couronnes, en grappes ou en rameaux, des myosotis, du jasmin, des fleurs de grenadier, des épis ou des bleuets. Pacifiques à leurs places, des mères à figure renfrognée portaient des turbans rouges.

Le cœur d’Emma lui battit un peu lorsque, son cavalier la tenant par le bout des doigts, elle vint se mettre en ligne et attendit le coup d’archet pour partir. Mais bientôt l’émotion disparut…

STC5669

L’immensité – G. Courbet

*** *** ***

Un ritornello eseguito da un violino giunse fino a loro insieme con il suono di un corno. Emma discese lo scalone facendo uno sforzo per non correre.

Le danze erano cominciate con una quadriglia. Stava arrivando gente. C’era ressa. Ella sedette su una panchetta vicino alla porta.

Quando la contraddanza ebbe termine, il centro della sala rimase vuoto per i gruppi di uomini che chiacchieravano in piedi e per i domestici in livrea che giravano con grandi vassoi. Le signore, sedute in fila, agitavano i ventagli dipinti, nascondevano a metà i sorrisi dietro i loro bouquet e facevano circolare con gesti graziosi i flaconcini dal tappo d’oro fra le mani strette nei guanti bianchi che rivelavano la forma delle unghie e serravano i polsi. Le guarnizioni di pizzo fremevano sui corsetti, le spille di diamanti scintillavano sui petti, i braccialetti a ciondoli tintinnavano sulle braccia nude. Le pettinature aderenti sulla fronte e raccolte in chignon sulla nuca, erano ornate da coroncine, grappoli o ramoscelli di non ti scordar di me, di gelsomini, di fiori di melograno, spighe e fiordalisi. Tranquille, al proprio posto, madri dal viso arcigno sfoggiavano turbanti rossi.

Emma aveva un po’ di batticuore quando, mentre il suo cavaliere la teneva per la punta delle dita, si allineò con gli altri in attesa del colpo di archetto che dava inizio alla danza. Ben presto l’emozione svanì. Ondeggiando al ritmo dell’orchestra scivolò in avanti movendo lievemente il capo. Mentre ascoltava i virtuosismi del violino che di tanto in tanto sonava un a solo quando gli altri strumenti tacevano, un sorriso le salì alle labbra; in questi istanti era possibile udire il suono prodotto dai luigi d’oro che si rovesciavano sul tappeto verde della vicina sala da gioco. Poi, con uno squillo sonoro della cornetta, tutta l’orchestra riprendeva a suonare. I piedi segnavano ancora una volta il ritmo, le gonne si gonfiavano e frusciavano, le mani si stringevano e si lasciavano, gli occhi, che un momento prima si erano abbassati, si rialzavano e fissavano altri occhi.

Alcuni uomini, una quindicina, di un’età che andava dai venticinque ai quarant’anni, sparsi fra i cavalieri o fra coloro che chiacchieravano sulla soglia delle porte, si facevano notare nella folla, per una certa qual aria di famiglia, evidente a prescindere dall’età, dall’abbigliamento o dalla fisionomia.

Gli abiti di queste persone, di ottimo taglio, sembravano fatti di un panno più morbido; i capelli, ondulati sulle tempie, trattati con lozioni più fini. Avevano il colorito della ricchezza, quella carnagione bianca che prende risalto dal colore delle porcellane, dalla lucentezza delle sete, dalle vernici dei mobili di pregio, e che si mantiene tale attraverso un regime moderato, ma fatto di cibi squisiti. Le cravatte basse indossate da queste persone consentivano loro di muovere il capo a proprio agio. I lunghi favoriti ricadevano su colletti rovesciati e questi gentiluomini solevano asciugarsi le labbra usando fazzoletti ricamati con grandi cifre e profumati con essenze soavi. Quelli di loro che cominciavano a invecchiare mantenevano un aspetto giovanile, mentre un’aria matura traspariva dalle fattezze dei giovani. Nei loro sguardi indifferenti aleggiava la tranquillità delle passioni sempre soddisfatte, e attraverso le maniere piacevoli traspariva quella particolare durezza che deriva dal dominio delle cose non del tutto facili, in cui la forza si esercita o la vanità si diverte: la doma dei cavalli di razza o l’amicizia delle donne perdute […]

L’aria nella sala da ballo era divenuta greve; la luce dei lampadari si affievoliva. Molti invitati andavano ad affollare la sala del biliardo. Un domestico salì su una sedia e ruppe due vetri; il rumore del cristallo in frantumi fece volgere il capo alla signora Bovary che vide, attraverso le vetrate, i volti curiosi dei contadini. Questo le ricordò i Bertaux. Rivide la fattoria, lo stagno melmoso, suo padre con il camiciotto nel frutteto, e lei stessa nell’atto di scremare, come faceva un tempo, con un dito, le ciotole di latte nella latteria. Ma nello sfolgorio dell’attuale realtà, la vita di un tempo, così nitida nel ricordo fino a un attimo prima, si dissolveva senza lasciar tracce, tanto da farle dubitare di averla davvero vissuta. Era qui: oltre i confini della sala da ballo non esistevano che le tenebre, avvolgenti tutto il resto. Stava gustando un gelato al maraschino; lo reggeva con la mano sinistra in una conchiglia dorata e lo assaporava con gli occhi socchiusi…

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La trasposizione cinematografica di V. Minnelli:

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Continua…

 
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Pubblicato da su 29 ottobre 2009 in Cinema, Letteratura

 

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