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Architetture del vuoto (Parte seconda: 1991-1997); X “Signore Iddio, riprenditi pure questo fardello…”

24 Set

X

Signore Iddio,
riprenditi pure questo fardello
che è diventato il mio corpo.
O cedilo alla morte,
se ci tieni.

Lascialo, se preferisci, in bilico
sull’altra riva, sull’altra sponda,
nel disperato andirivieni,
tra la gente che s’affolla
alle soglie della vita,
alle porte del nulla.
Laddove tu disegni
ad ognuno la sua forma.
La tua tristezza, Signore Iddio,
dev’essere infinita.

Perché tu sai che queste forme
dureranno ben poco
e ben poco ti saranno riconoscenti.
Io, ad esempio,
se fossi stato meno stolto,
se avessi dato ascolto
ai tuoi comandamenti,
di questo corpo non avrei abusato.
Avrei evitato di chiedere alla terra
quello che la terra non mi poteva dare.
Adesso è come restituire
a chi me l’ha prestato
un vestito nuovo ridotto a un cencio.
Signore Iddio, la mia vita
è stata uno scempio.

Concedimi almeno una preghiera.
Se dalla melma mi vuoi trarre,
se tra i corpi che s’ammucchiano
sull’altra sponda ti metti a frugare,
per farmi riattraversare il fiume,
perché un nocchiero
mi venga a traghettare,
ed io capiti tra le tue dita,
materia da rimodellare,
fammi cerbiatto, scoiattolo, pantera.
Non farmi ritornare
tra queste statue di cera
che bruciano di giorno
perché han paura della sera.

Photo Szincza (photosight.ru)
Photo Szincza (photosight.ru)

 
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Pubblicato da su 24 settembre 2009 in Letteratura

 

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