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Scherzo parigino (cap. XII)

14 Lug

Another Dawn... - Parisdaily
Another Dawn (parisdailyphoto.com)

XII

Tornatomene a Parigi, dopo qualche giorno trascorso in Italia in occasione del Natale, ero andato, una sera, a farle visita e, preso da un insolito entusiasmo, avevo fatto qualcosa di simile a un’entrata trionfale nel suo appartamento della rue des Trois Reines, con in mano un mazzo di fiori per farmi perdonare il solito ritardo, gridandole: “Matilde, amore mio, anno nuovo, vita nuova!”

– Basta con questa esistenza da miserabili! Basta con quell’orrenda, soffocante soffitta! Da domani cambio vita e mi cerco un appartamento come si deve. Anche solo un monolocale, ma sarebbero meglio due stanze… Due stanze spaziose, piene di luce, con delle immense vetrate sulla Senna… Al quarto piano: un camino acceso, degli scaffali pieni di libri, pieni di dischi… Un mobile bar per i miei liquori e, per le mie amiche, un letto a quattro piazze… Una poltrona di cuoio, una tavola con la mia macchina da scrivere e le mie carte…
Matilde mi ascoltava stupefatta.
– Un bagno con una vasca di marmo piena d’acqua calda, di sali, di profumi esotici, di schiume… Ed io ci sguazzerò dentro tutto l’anno, da domani in poi, tra una pagina e l’altra del mio nuovo romanzo. C’è solo un problema: mi mancano i soldi per affittarlo.
– Ci andrai a vivere da solo o pensi di dividerlo con qualcuno?
– Da solo. Ma tu ci potrai venire come e quando vorrai. Anzi, no! Solo di mattina. Ti inviterò tutte le mattine a far colazione da me.
Ma mi pentii subito, mentre glielo facevo, anche di questo secondo invito.
– Ti accoglierò, con i miei capelli spettinati e la mia barba ancora da fare, in una vestaglia di seta viola.
– Perché proprio viola?
– Perché a me piace il viola e non mi interrompa quando parlo! Ti accoglierò, nella mia vestaglia di seta viola, a patto che tu mi porti, ogni volta, due fette di torta. Una per me e l’altra per te: due fette di torta appena uscite dal forno. Spalancheremo le finestre per respirare l’aria fresca del primo mattino, sotto un cielo terso, di fronte alla Senna che scorre piano piano. Sorseggeremo il nostro caffé piano piano. E, piano piano, tu te ne andrai al lavoro, mentre…
– Piano piano…
– No! Alacremente, febbrilmente (sottolineai) io mi metterò a scrivere. E, giorno dopo giorno, vedrò crescere in modo miracoloso lo spessore del mio manoscritto sul tavolo. Giorno dopo giorno, sentirò lievitare la mia forza creatrice. Giorno dopo giorno: un caffé, una fetta di torta, un bacetto sulle labbra della mia piccola Brigi… ehm… della mia amica Matilde, e poi giù al lavoro… Una nuova pagina del mio manoscritto!
– Che capolavoro! E di che cosa parlerà?
– Non lo so ancora.
– Non mi vuoi svelare neanche un segreto del tuo prossimo romanzo?
– Se ti comporti bene, ti faccio fare una parte anche a te.
– Io lo so, io lo so come si intitola!
Matilde sapeva spesso conferire alle sue parole un’intonazione infantile.
– E come si intitola? (le chiesi prestandomi al gioco)
Le gambe di Muriel: me ne hai già parlato almeno un centinaio di volte da quando ci conosciamo. Ma non ho ancora ben capito di che cosa si tratta.

“Questa volta è la volta buona”, le dissi, abbandonando il tono esaltato con il quale l’avevo investita facendo il mio ingresso nel suo appartamento.
Corrugai la fronte, preparandomi a farle, in modo più pacato, una di quelle lezioni di letteratura che Matilde sembrava seguire sempre con grande interesse.
Tanto più facili da improvvisare, quelle lezioni, dal momento che di letteratura Matilde sembrava non possedere che alcune nozioni abbastanza rudimentali.
Le sue ultime letture dovevano risalire agli anni del liceo. Il romanzo più recente che aveva letto erano i Promessi Sposi.

– Ma a me piacevano. Mi piacevano da morire! Quella storia tra Renzo e Lucia, e poi la peste, il sindaco di Milano, l’Innominato… Chi era già l’Innominato? E Padre Cristoforo… Ah, sì, Padre Cristoforo!
Li elencava proprio tutti, con un tono afflitto, come se fosse stata, in quel momento, addolorata per la recente, improvvisa scomparsa di un parente o di un caro amico.
– Ma figurati! Avevamo un professore di italiano che, invece di farci lezione, veniva in classe ogni volta con il giornale sotto il braccio per parlarci di politica. Oppure organizzavamo delle sedute spiritiche. Ma dimmi tu… Per cinque anni così! Io avrei voluto sapere che cosa voleva dire quella storia tra Enzo e Lucia. E, invece, niente: passavamo il tempo a rievocare gli spiriti e a far parlare i fantasmi.
– Non essere così triste, Matilde. Ci son qui io a colmare le tue lacune.
E benedivo tra me quel professore di italiano per aver lasciato Matilde nelle tenebre di quella ignoranza in fatto di letteratura in cui lei stessa ammetteva di brancolare e, soprattutto, per avermi lasciato almeno un argomento di conversazione nel quale sapevo di potermi lanciare senza paura di essere minimamente contraddetto.

– Questa volta sono sicuro di avere individuato la strada giusta. Vedi, Matilde, io non mi sento fatto per un certo tipo di romanzo: le mie idee, da questo punto di vista, sono molto cambiate da quando te ne ho parlato per la prima volta. Io non mi sento capace di scrivere uno di quei romanzi che si scrivevano un tempo. Una volta, uno, pensa un po’ al Gogol, al Dostoevskij, ai fratelli Karamazov, ai romanzieri francesi dell’Ottocento… Uno poteva pensare e sperare di tracciare così, sulla carta, con le proprie parole, un vasto affresco della società del suo tempo. E così ne venivano fuori dei volumi di cinquecento pagine l’uno. La Comédie humaine del Balzac, non so più in quanti volumi sia, è troppo lunga per me: non ho nemmeno voglia di mettermi a leggerla. No, no… La mia ambizione è un’altra. E’ quella di scrivere poco ma bene: anche solo una pagina ogni tanto, quando mi prende l’ispirazione… Una paginetta ben scritta, capisci?
E muovevo le mani per mostrarle il formato di quella pagina.
– Curata nei dettagli, rifinita… Anche slegate le une dalle altre, queste pagine, ma che, messe insieme, formino alla fine qualcosa di simile a un romanzo. Hai presente i “petits poèmes en prose”?
– No, che cosa sono?
– Non ha importanza. Senti, ho un’idea geniale che mi frulla nella testa da un po’ di tempo a questa parte. Il titolo sarà sempre Le gambe di Muriel, ma ho intenzione di scrivere nell’unico modo per il quale mi sento veramente portato. Sotto forma di lettere: un romanzo epistolare. Matilde, ti rendi conto che idea originale?
– Un po’ come le Ultime lettere di Jacopo Ortis
Perché quell’ignorante di un professore di italiano non poteva continuare ad occuparsi di sedute spiritiche?
– Sì, in parte sarà così. Ma, in realtà, sarà molto diverso.

Le dissi che si sarebbe trattato di una serie di lettere composte negli angoli più disparati del pianeta (a Tokio, a Giacarta, a Berlino, su una spiaggia della Guadalupa come in uno sperduto villaggio sulle rive di un misterioso fiume del Brasile), inviate tutte ad un unico, identico destinatario: un immaginario personaggio femminile, Muriel.
In quelle lettere ci sarebbe stato posto per tutto. Emozioni del momento e ricordi di un passato lontano, immagini ricavate dal sogno e riflessioni: esperienze, delusioni, incontri nuovi, nuove occasioni…
Un lungo monologo: il tentativo di un uomo di mettere a nudo il proprio animo e di svelare i segreti del proprio animo a una donna immaginaria.

– Fa’ un po’ il conto: una lettera al giorno fanno trecentosessantacinque lettere all’anno. E cioè, calcolando che ognuna di quelle lettere riempirebbe almeno una pagina, un volume di trecentosessantacinque pagine. Mica male, eh? E se me lo pubblicano, ma me lo pubblicano di sicuro, se vedo che ha successo, ma di certo avrà successo, l’anno dopo ci faccio anche la continuazione: altre trecentosessantacinque lettere!
– Ma è meraviglioso! Sono sicura che ce la farai! Mi ricordo che una volta mi hai scritto una bellissima lettera da Torino, in cui mi parlavi della tua famiglia, di tua madre, dei tuoi fratelli… La conservo ancora nel comodino e, ogni tanto, la rileggo. Me le farai leggere tutte quelle lettere?
– Vedremo.
– Perché non me le mandi tutte a me?
– Che cosa c’entra? Tu non sei mica un personaggio immaginario. E, poi, Muriel è solo un pretesto.

Books for sale - Parisdaily
Books for sale (parisdailyphoto.com)

 
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Pubblicato da su 14 luglio 2009 in Letteratura

 

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