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Scherzo parigino (cap. VIII)

08 Lug

Paris bridges - parisdaily
Paris bridges (parisdailyphoto.com)

VIII

Un venditore ambulante di caldarroste.
Una coppia di anziani che tentavano di rallegrare i passanti: lui accompagnandosi con la fisarmonica, lei compiendo, di tanto in tanto, qualche passo di danza.
Dei giovani li applaudivano, ma mi sembrava che lo facessero più per scuotersi dal freddo e riscaldarsi le mani che per altro.

Mi misi a frugare dentro a degli scatoloni ricoperti di muffa.
In uno, un servizio di piatti; in un altro, delle carte geografiche e un mappamondo; in un altro, delle collezioni di francobolli; in un altro ancora, dei ritagli di riviste di moda e un album di fotografie: l’album dei Dupont.
Mi misi a sfogliarlo.

Anne e Pierre Dupont nel giorno delle loro nozze: una foto di gruppo in cui si intravedeva una chiesa gotica.
I coniugi Dupont in vacanza: una spiaggia vuota e, sullo sfondo, il mare.
Anne e Pierre Dupont, il giorno del battesimo della piccola Geneviève. La piccola Geneviève ritratta nella vasca da bagno. I coniugi Dupont e la piccola Geneviève nel giorno della sua prima comunione.
Pierre Dupont invecchiato, seduto in poltrona, le gambe incrociate, la pipa in bocca e un volume tra le mani.
Anne Dupont da sola, intenta a stirare.
La foto di una scolaresca. Altre foto di gruppo. Una casa in montagna, con i Dupont al balcone.
Una festa.
Di nuovo i coniugi Dupont, questa volta il giorno delle nozze di Geneviève.
L’album finiva lì.

In un altro scatolone, delle cartoline.
Ne presi in mano un mazzo, avvolte in un foglio di carta velina e legate tra loro da una nastro rosa.
Sciolsi il nastro.
Erano firmate tutte da un certo Yves ed erano state spedite tutte, da una stazione balneare a sud di Bordeaux, ad una certa Thérèse.
Primo luglio: “Thérèse, mi manchi”. Due luglio: “Thérèse, senza di te non riesco a vivere”. Tre luglio: “Thérèse, perché non torni?”
Quattro, cinque, sei, sette luglio: Thérèse, Thérèse, Thérèse, Thérèse…
La serie si concludeva il trenta di luglio.

Di fianco a quegli scatoloni, gettati per terra alla rinfusa, dei quaderni di scuola: alcuni temi, molte versioni dal latino, degli esercizi di matematica… Un mucchio di agende, alcune delle quali mai utilizzate, altre sulle quali era stato annotato qualcosa.
Ne scelsi una a caso.
Era il diario di una ragazza, a giudicare dalla scrittura. Il registro, tenuto da un’adolescente, delle cose fatte ogni giorno e dei propositi circa le cose da fare il giorno dopo.
In fondo ad ogni pagina, separate dal resto delle frasi, delle brevi annotazioni: una sorta di commento finale alle giornate.
Ventun giugno: “non mi sono mai sentita tanto sola quanto il giorno del mio compleanno”. Dieci agosto: “la malattia della mamma diventa ogni giorno più grave”. Ventotto di settembre: “le giornate si accorciano e di sera mi prende una tristezza infinita”. Quindici ottobre: “cara mamma, ti scrivo questa lettera anche se so che tu non la riceverai mai”. Sedici ottobre: “caro diario”…

Géométrie appliquée
Géométrie appliquée – Jean Fuentes (“Libération”)

L'ombre d'un doute
L’ombre d’un doute – Hugo Dinarz (“Libération”)

 
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Pubblicato da su 8 luglio 2009 in Letteratura

 

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