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Scherzo parigino (cap. VII)

06 Lug

VII

Altri mucchi di roba usata, altre bancarelle.
Delle bancarelle sulle quali si trovava esposto di tutto. Persino, ad un certo punto, degli oggetti funebri: candelabri, portaritratti, vasi per i fiori, mozziconi di candela, lumi di cera che avevano smesso di brillare in chissà quale camposanto.
Una bancarella di cornici senza tela. Il quadro di una Madonna col bambino sulla quale era stata appiccicata la fotografia di un uomo. Un armadietto nei cui cassetti si trovavano ancora, intatte, delle medicine. Un tappetino rosso, steso per terra, sul quale erano stati disposti, con cura, un portacenere, un salvadanaio, una spazzola per capelli da donna e un rasoio.
Altri soprammobili, altre suppellettili.
Una fila di sedie sgangherate, su una delle quali si trovava comodamente seduto un nano che leggeva il giornale. Un venditore di coriandoli e di maschere per il carnevale. Un uomo la cui unica mercanzia era rappresentata da un materasso e da due gatti. Due gruppetti di persone: il primo riunitosi intorno a dei giocatori d’azzardo, il secondo intorno ad una troupe di attori.
Poi, improvvisamente, sdraiati per terra e con le braccia che terminavano, penzoloni, in una pozzanghera d’acqua, dei manichini di legno.
Mi allontanai anche da loro.

Con il suo accento particolare, un accento del sud della Francia, Brigitte mi aveva parlato spesso di un soggiorno che aveva fatto in Italia, a Trieste, dove per qualche tempo era vissuta, prima di trasferirsi definitivamente a Parigi.
Per quale motivo, poi, fosse andata a vivere proprio a Trieste, me lo aveva spiegato solo dopo qualche esitazione.
– Io sono convinta che le decisioni migliori si prendono sempre all’ultimo momento. Avevo conosciuto un tipo, un’estate, a Saint-Tropez, dove ero andata in vacanza con una mia amica… Figurati, volevamo fare il giro dell’Italia in autostop e ci siamo fermate a pochi chilometri da casa mia… Eravamo due matte: ci saremmo divertite con niente. A pensarci adesso non mi sembra vero. E’ come quando una si guarda in una vecchia fotografia e si chiede “possibile che quella sia io”… Era un italiano, molto più vecchio di me, che veniva ogni anno a Saint-Tropez da degli amici e dava delle lezioni di nuoto…
Una sera, qualche tempo dopo quelle vacanze a Saint-Tropez, all’inizio dell’inverno, quel maestro di nuoto le aveva telefonato d’improvviso per dirle che le aveva trovato un lavoro a Trieste in un bar.
– Voleva che gli dessi una risposta subito, la sera stessa… Me ne sono partita il giorno dopo, e immaginati la faccia dei miei… Ci sono cose che uno fa solo quando ha vent’anni. Niente a che vedere con la Brigitte che hai di fronte stasera.
Una volta arrivata a Trieste, lui le aveva fatto capire che non aveva nessuna intenzione di vivere con lei.
– Ci siamo lasciati quasi subito. E così mi son fatta più di tre anni a Trieste, e non ti dico la tristezza dei primi tempi in inverno… Trieste è una città così strana.

Warwick Saint

 
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Pubblicato da su 6 luglio 2009 in Letteratura

 

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