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Diego Scarca, Scherzo parigino (Torino, Edizioni Angolo Manzoni, 2006) e il parere dei lettori…

27 Giu

Scherzo parigino - romanzo

Scherzo parigino

Ambientata in una Parigi quasi surreale nell’arco di sette giorni, la vicenda, ironica e poetica, si apre con un sogno e si chiude con un incubo. Un protagonista squattrinato e allo sbando che si spaccia per scrittore, un’impiegata d’albergo frequentatrice di uno strampalato mercato delle pulci, una fisioterapista con il pallino della psicanalisi, una professoressa universitaria di origine senegalese dai gusti un po’ particolari, uno scrittore vero con la mania di mettere nero su bianco le proprie avventure sentimentali… A metà strada tra lessico famigliare e poliziesco, l’Autore gioca con la letteratura, ma non rinuncia all’ambizione di far riflettere, pur senza proporre una morale.


Il parere dei lettori:

“…in una settimana mi è capitato di leggere e soprattutto rileggere ‘Scherzo parigino’…la prima cosa da definire è la figura del narratore, e se questa è in qualche modo o meno legata con il protagonista. Beh, in questo caso mi basta citare la descrizione che il narratore fa di se stesso, vestito con pantaloni neri, giacca scura e camicia ‘del nonno’ che è così abbondante da riuscire a fare con fatica il rimborso dei pantaloni. L’amore per le atmosfere dei petits poèmes, per il senso tragicomico e ineluttabile dell’esistenza, per i suoi amori che sembrano così finti e prevedibili solo perché non si ha il coraggio di ammettere che sono davvero amori, anche se non sono l’Amore che ci si sognava…l’andarsene e il tornare a Torino. Parigi, Parigi, Parigi. In questo libro c’è l’Autore e solo l’Autore…”
Valentina Dell’Aprovitola

Sullo sfondo di una Parigi baudelairiana, veniamo catapultati nei labirinti mentali di un sedicente scrittore, aspirante assassino, flâneur di professione, con qualche venatura bukowskiana.
Un’avvincente narrazione in prima persona ci tramuta in stupefatti “voyeurs”, alle prese con i sogni-incubi del protagonista, con le sue divagazioni letterario-filosofiche, con una manciata di strampalata umanità…
In questo “noir” ironico, intriso di prosa poetica, il destino sembra prendersi gioco non solo del protagonista ma anche del lettore, il quale, nel finale del romanzo, si ritrova con un pugno di parole…
Un pugno di bellissime parole, che si snodano nei sette movimenti di rotazione di una piazza parigina, personificazione dell’anima del narratore; un’anima che singhiozza, che palpita, che fugge, atterrita dal vuoto della propria solitudine e che, tuttavia, sa sorridere con ironia di fronte agli scherzi beffardi del destino.
Anna Maria De Luca

Il romanzo ha l’enorme merito di essere giunto a reinventare persuasivamente e ironicamente il genere narrativo, troppo ormai usurato per le colpe editoriali e della moda e dei mezzi di comunicazione di massa. La scrittura è rapida, avventurosa e sicura, al contrario dei narratori da televisione, banali e zoppicanti; e molto bello e avvincente è il susseguirsi delle vicende e dei personaggi fra realtà e rappresentazione indiretta, un romanzo d’altro romanzo, invenzione letteraria e memoria dell’esperienza di formazione giovanile, morale, amorosa, intellettuale.
Giorgio Barberi Squarotti

È un romanzo che si legge d’un fiato, perché scritto bene e perché, come giustamente si dice nella presentazione del risvolto del libro, gioca con vari sottogeneri letterari, depistando continuamente il lettore. Il titolo è particolarmente azzeccato perché, da un lato, la sua brevità – e quasi musicalità – ne fanno effettivamente uno scherzo, andante con brio, e dall’altro Parigi, con le sue atmosfere così peculiari, emerge e si profila nelle pieghe della scrittura.
Marcella Trambaioli

Immaginate di essere presi per mano da un “promeneur solitarie”, di accompagnarlo nelle sue peregrinazioni… Dentro un vuoto vorticoso come acqua di fiume, in una Parigi dolcemente cupa, tra un passato sfumato come un acquerello e un presente vivido e impietoso come una polaroid. Un romanzo da leggere (e rileggere) d’un fiato, rapiti dallo stile lirico e conciso come da una formula magica. Pura poesia in prosa.
Greta Lo Maestro

Fonte: http://www.angolomanzoni.it

Ampoule

 
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Pubblicato da su 27 giugno 2009 in Letteratura

 

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