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Architetture del vuoto (Parte prima: 1983-85); VIII “Vattene. Finché sei in tempo…”

11 Giu

VIII

Vattene.
Finché sei in tempo, vattene.
Nessuno pensa adesso
ad andarsene.
Troppo presi dai loro pensieri,
nessuno s’accorgerà
della tua partenza.

Vattene.
Fai perdere ogni tua traccia,
fai in modo che non si sappia.
Come assentarsi un attimo,
nelle feste, per prendere
una boccata d’aria
fuori dalla sala dove si soffoca
e tutti, storditi dal vino
e dal vociare,
non prestano attenzione.

Gettati nel mare.
Dall’ultimo scalino di una torre.
Gettati nell’acqua che scorre.
Non contare i tuoi passi.
Sii ingiusto fino in fondo,
cova la cattiveria.

E soprattutto non parlare.
Perché si dica: “l’ultima volta
che l’ho visto niente
m’avrebbe fatto sospettare…”
Sii muto.

Avranno il piatto
della bilancia in mano
pronti a soppesare
quello che t’hanno dato,
quello che avresti dovuto dare.
Non è meglio tacere?
Perdere in certi casi
è un piacere.


Photo by Nass Hayes (photodom.com)

 
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Pubblicato da su 11 giugno 2009 in Letteratura

 

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