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Architetture del vuoto (Parte prima: 1983-85); VII “Nessuno sapeva che mi ubriacavo tutte le sere…”

09 Giu

VII

Nessuno sapeva
che mi ubriacavo tutte le sere,
che ero un ubriaco
che dormiva all’aperto
dove meglio credeva.

Dove dormo stasera?
Che debbo fare?
Perché ho scelto di non tornare?
Io sono in questo punto, inerme,
in cui non credendo a me stesso
non credo a nessuno.

Su una panchina, sulla terra,
in mezzo al prato del parco elegante
dove nel pomeriggio, in città,
ho accompagnato con lo sguardo
qualcuno.

E sento abbattersi
su di me la luna.
E al cielo stellato, orfano,
credo d’essere dilaniato…
Scorto da me stesso,
a me sufficiente,
tra poco, adesso,
gioire.

La terra tra i miei capelli
ridere, riavermi.
E come vermi nella zolla,
la confusione che s’avvera,
un mio arto morire,
l’altro sollevarsi,
ingigantire.
Mille occhi sparsi spiarmi
nell’oscurità nuova che s’apre,
e a me sorridere, spaventarmi.

Ora è un grumo di piacere
che scopro.
E da un muro che crolla
su un’altra parte della notte
isolata, dimenticata,
che m’appare,
gridare.

achi sinauridze.1
Abstract (427) – Achi Sinauridze (photodom.com)

 
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Pubblicato da su 9 giugno 2009 in Letteratura

 

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