Photo сергей шако (photodom.com)



этюд с глиняной вазой – Vartan (photodom.com)

Elaine Miles – Why Shouldn’t I? (2003)

Elaine Miles: Thanks so much for stopping by ~ I came to Southern California from Connecticut, cutting through the backyards of Iowa, with a side trip to Austin, Texas, picking up more music on the way. My songs and I travel all over the world, learning more and growing with every interpretation. Jazz is my love and life is my influence. Want to make me smile, just ask me to sing some Monk. Hope to meet you at a gig really soon… (allaboutjazz.com)

BRANI

- Why Shouldn’t I?

Elaine Miles – Why Shouldn’t I_

- If I Only Had A Heart

Elaine Miles – If I Only Had A Heart

Reviews:

The songs tell their stories to all of us. On this CD we have playful, romantic, latin, and melancholy all done with the intimacy of vocals and guitar. The selections reflect the best work of several composers and lyricists from the past whose talent gave us memories we can relive whenever we choose…
(http://banattan.blogspot.com/)

(…) soft and sweet Elaine Miles, with simply great guitarist Loyal McAvoy, let you breath freely among the notes. I find this CD to be brave in its simplicity and rawness. The cleanest recordings I’ve ever heard. It’s like they are right there between your speakers with no microphones and just you and them. So cool and tasteful are these performances (…) Beyond delightful, it’s Adorable… (http://www.jazzreview.com/)

Tracks:

1. I Don’t Know Why [3:15]
2. Most Gentlemen Don’t Like Love [3:25]
3. September In The Rain [3:39]
4. La Vie En Rose [3:54]
5. If I Only Had A Heart [3:38]
6. You Go To My Head [4:49]
7. No Moon At All [4:07]
8. Why Shouldn’t I? [3:44]
9. I’ve Got A Feeling I’m Falling [5:06]
10. I Don’t Want To Set The World On Fire [4:20]
11. For All We Know [5:10]

Sito ufficiale dell’artista:

www.elainemiles.com

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старые окна – Vartan (photodom.com)

Michelangelo Antonioni – Cronaca di un amore (1950)

Cast:  Massimo Girotti, Lucia Bosè, Massimo Rossi, Anita Farra, Rubi D’Alma…

Un industriale milanese ingaggia un investigatore per verificare il passato della moglie Paola (Lucia Bosé). Viene a galla così una passione giovanile della donna per un suo compagno di collegio, Guido (Massimo Girotti). Costui, resosi conto della situazione, rintraccia Paola per avvertirla e l’antica passione rinasce. Ma Paola adesso propone a Guido di uccidere il marito troppo curioso…

Girato tra Ferrara e Milano questo film è l’opera prima di Michelangelo Antonioni, in cui la struttura vagamente gialla è piegata ad una indagine esistenziale e sociale. A prima vista sembra solamente un noir, ma lo stile, fatto di lunghe inquadrature e di silenzi, fa capire ampiamente che è nato un grande autore. Lucia Bosé è giovanissima e bellissima. (www.film.tv.it)

(…) Film d’esordio di M. Antonioni, segna una svolta di tendenza nel cinema italiano dopo l’esaurirsi del neorealismo. Non è certo un film interamente risolto, ma ricco di novità stilistiche, soprattutto nell’uso, allora poco frequente, del piano-sequenza e nell’attenzione alle cose e agli ambienti, come per sottolineare l’estraneità dei personaggi borghesi, il loro egoismo arido, la loro futilità. Suggestivo il commento musicale di Giovanni Fusco (1906-68), premiato con il Nastro d’argento, anch’egli esordiente nel lungometraggio, basato su un duo di sassofoni più un pianoforte, con poche cellule tematiche, continuate nell’impiego ossessivo di ritmi irregolari. (il MORANDINI)

SEQUENZE:

I.

Cronaca di un amore (1950).1

Cronaca di un amore (1950).1

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II.

Cronaca di un amore (1950).2

Cronaca di un amore (1950).2

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III.

Cronaca di un amore (1950).3

Cronaca di un amore (1950).3

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IV.

Cronaca di un amore (1950).4

Cronaca di un amore (1950).4

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***   ***   ***

Il parere di un critico:

(…) In Cronaca di un amore è assai netto e meditato il proposito del neo-regista. Volgere decisamente le spalle al realismo dei poveracci e degli straccioni; e, con un realismo non meno puntuale, scrutare il mondo elegante e pseudo-elegante, addentrarsi fra miliardari veri e presunti, fino ad esprimerne un dramma. Un dramma d’amore, di cupidigie e d’aridità: «affari» spinti al limite, donne di lusso, sensi e cervelli turbinanti a vuoto. (…)

Antonioni (…) ha voluto cercare un suo tono sobrio e preciso piuttosto pacato, talvolta quasi in grigio. In più, non ha molto badato ai fatti e ai fattacci, ha voluto invece cercare di scrutarne origini e conseguenze nell’animo dei suoi personaggi. Basterebbe, per imporre il suo film all’attenzione dello spettatore sensibile.

La vicenda è quella di Paola e di Guido. Innamorati quando Guido aveva una fidanzata, dalla quale non osava staccarsi. La fidanzata tragicamente muore. E quella morte, dai due innamorati prima inconsciamente desiderata, e alla quale, per una oscura colpa di silenzio e di inerzia, hanno forse dato occasione, ora quella morte pesa, li allontana l’uno dall’altra. Si ritroveranno più tardi (…)

Rimane ciò che nel film conta; nessun virtuosismo, un voler tutto direttamente vedere, un’autonomia di taglio, di scorcio,e un promettente inizio di stile, dovuto a una intelligente fusione di carrellate e panoramiche che riducono al minimo indispensabile i veri e propri stacchi. Questa Milano piovosa e brumosa, dei giardini e della periferia; i palazzoni e gli alveari di cemento armato; la fine di uno spettacolo alla Scala resa con l’uscita degli ultimi spettatori; la campagna lombarda, degli argini e dei canali: tutto ciò è stato visto ed espresso con animo d’artista (…)
Mario Gromo La Stampa (1950) Da Film visti. Dai Lumière al Cinerama, Edizioni di Bianco e Nero, Roma, 1957 (www.mymovies.it)

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Un caleidoscopico, ironico romanzo epistolare…

Un caleidoscopico, ironico romanzo epistolare, in cui sono mirabilmente incastonati lirici versi in prosa, peculiari riflessioni filosofiche, la miniatura di un inferno dantesco e il personale Averno esistenziale dell’autore.

Gli  undici mittenti che si avvicendano lungo le centosettanta pagine del volume ci svelano l’identikit del destinatario delle missive, che è, di volta in volta, figlio, zio, professore universitario, scrittore, filosofo, “porceddu”, erotomane dalla sensibilità quasi femminile, alcolista, “voleur de feu” e malato sofferente.

Lettere a Mefistofele è un piacevolissimo, intrigante viaggio filosofico e intellettuale alla scoperta di un poliedrico anti-eroe (paladino del libero arbitrio e dell’eccesso), di un quasi-vinto che, tuttavia, combatte con una deliziosa autoironia, intrisa nel vetriolo, le proprie umanissime debolezze, regalandoci al contempo squisiti aforismi e toccanti pagine di poesia.

L’immagine prediletta su tutte è quella dello zio D., che mi figuro, al termine del romanzo, avventurarsi, con la complicità della nipote Isabella, in un poetico viaggio al centro della terra.

Anna Maria De Luca

Fonte: www.angolomanzoni.it


Photo Achi Sinauridze (photodom.com)
In alto: Photo Vladimir Ivanov (photodom.com)

Claude Nougaro – Le Jazz et la Java

BRANI

Toulouse

Claude Nougaro – Toulouse

Qu’il est loin mon pays,qu’il est loin
Parfois au fond de moi se ranime
L’eau verte du Canal du Midi
Et la brique rouge des Minimes

Ô mon “pays”, Ô Toulouse, Ô Toulouse

Je reprends l’avenue vers l’école
Mon cartable est bourré de coups de poing
Ici, si tu cognes tu gagnes
Ici, même les mémés aiment la castagne

Ô mon “pays”, Ô Toulouse

Un torrent de cailloux roule dans ton accent
Ta violence bouillonne jusque dans tes violettes
On se traite de cons à peine qu’on se traite
Il y a de l’orage dans l’air, et pourtant…

L’Eglise St Sernin illumine le soir
D’une fleur de corail que le soleil arrose
C’est peut-être pour ça, malgré ton rouge et noir,
C’est peut-être pour ça qu’on te dit “Ville Rose”

Je revois ton pavé, ô ma cité gasconne
Ton trottoir éventré sur les tuyaux du gaz
Est-ce l’Espagne en toi qui pousse un peu sa corne?
Ou serait-ce dans tes tripes une bulle de jazz?

Voici le Capitole, j’y arrête mes pas
Les ténors enrhumés tremblaient sous leurs ventouses
J’entends encore l’écho de la voix de Papa
C’était en ce temps là mon seul chanteur de blues

Aujourd’hui tes buildings grimpent haut, ôô
A Blagnac tes avions sont plus beaux
Si l’un, te ramène sur cette ville,
Pourrais-je encore y revoir ma pincée de tuiles?

Ô mon pays, Ô Toulouse,
ÔÔÔ TOULOUSE

***   ***   ***

Tu verras

Claude Nougaro – Tu verras

Ah, tu verras, tu verras
Tout recommencera, tu verras, tu verras
L’amour c’est fait pour ça, tu verras, tu verras
Je ferai plus le con, j’apprendrai ma leçon
Sur le bout de tes doigts, tu verras, tu verras
Tu l’auras, ta maison avec des tuiles bleues
Des croisées d’hortensias, des palmiers plein les cieux
Des hivers crépitants, près du chat angora
Et je m’endormirai, tu verras, tu verras
Le devoir accompli, couché tout contre toi
Avec dans mes greniers, mes caves et mes toits
Tous les rêves du monde

Ah, tu verras, tu verras
Tout recommencera, tu verras, tu verras
La vie, c’est fait pour ça, tu verras, tu verras
Tu verras mon stylo emplumé de soleil
Neiger sur le papier l’archange du réveil
Je me réveillerai, tu verras, tu verras
Tout rayé de soleil, ah, le joli forçat!
Et j’irai réveiller le bonheur dans ses draps
Je crèv’rai son sommeil, tu verras, tu verras
Je crèv’rai le sommier, tu verras, tu verras
En t’inventant l’amour dans le c?ur de mes bras
Jusqu’au matin du monde

Ah, tu verras, tu verras
Tout recommencera, tu verras, tu verras
Le diable est fait pour ça, tu verras, tu verras
Je ferai le voyou, tu verras, tu verras
Je boirai comme un trou et qui vivra mourra
Tu me ramasseras dans tes yeux de rosée
Et je t’insulterai dans du verre brisé
Je serai fou furieux, tu verras, tu verras
Contre toi, contre tous, et surtout contre moi
La porte de mon c?ur grondera, sautera
Car la poudre et la foudre, c’est fait pour que les rats
Envahissent le monde

Ah, tu verras, tu verras
Tout recommencera, tu verras, tu verras
Mozart est fait pour ça, tu verras, entendras
Tu verras notre enfant étoilé de sueur
S’endormir gentiment à l’ombre de ses s?urs
Et revenir vers nous scintillant de vigueur
Tu verras mon ami dans les os de mes bras
Craquer du fin bonheur de se sentir aidé
Tu me verras, chérie, allumer des clartés
Et tu verras tous ceux qu’on croyait décédés
Reprendre souffle et vie dans la chair de ma voix
Jusqu’à la fin des mondes

Ah, tu verras, tu verras

 

Nougaro, Claude (1929-2004), auteur, compositeur et interprète français, dont l’univers musical, très marqué par le jazz, puis par les musiques brésilienne et africaine, bénéficie d’un apport instrumental de qualité, grâce au professionnalisme de ses accompagnateurs, Maurice Vander, Eddy Louiss et, pendant un temps, le guitariste brésilien Baden Powel.

Né à Toulouse, fils d’un baryton de l’opéra de Paris et d’une mère professeur de piano, Claude Nougaro « monte » à Paris, s’essaye au journalisme, se lie avec le poète Jacques Audiberti qui deviendra son père spirituel, avant d’écrire des chansons pour Marcel Amont et Philippe Clay. En 1962, il décide de chanter lui-même ses œuvres : « Une petite fille » et « Cécile ma fille » le font immédiatement connaître du grand public. Sa carrière se poursuit alors de façon régulière, ponctuée de succès : « le Jazz et la Java », « Tu verras », « Île de Ré », « Armstrong », « Toulouse » ou « Petit Taureau ».

Cependant, au cours des années 1980, Nougaro connaît un passage à vide, au point qu’en 1986 sa maison de disques ne lui renouvelle pas son contrat. En quête d’inspiration, Nougaro part alors pour New York, y écrit et enregistre à ses frais un disque aux sonorités plus percutantes et neuves (plus rock que jazz), Nougayork, dont le succès inattendu et retentissant relance aussitôt sa carrière. Ce retour sur le devant de la scène se confirme en 1993 avec un nouvel album, Chansongs, pour lequel Nougaro s’est attaché les services de « grandes pointures » du jazz : Maurice Vander, Richard Galliano, Jean-Claude Vannier, Didier Lockwood. Ce nouvel engouement du public français, qui se traduit par des ventes importantes, ne se démentit plus dès lors : l’Enfant phare (1997), Embarquement immédiat (2000).

Cette popularité trouve en grande partie son explication dans d’excellentes prestations scéniques. La silhouette taurine et trapue, doué d’une gestuelle flottante, Nougaro évoque sur scène un boxeur groggy, et mène chacun de ses récitals comme un combat sur un ring. Sa voix riche, chaude et enveloppante, sa diction et son sens du phrasé et du rythme en font un interprète au talent de puncheur efficace qui sert à merveille ses textes. Car Nougaro est d’abord un poète, qui joue et se joue des sonorités, jongle avec les allitérations et les images, ciselant ses phrases comme des « plumes d’ange ». Apparu avec la vague yé-yé, en même temps que Johnny Hallyday ou Sylvie Vartan, Claude Nougaro a su très vite se détacher du peloton pour marquer sa spécificité et créer une œuvre originale, riche d’influences diverses, qui en fait un pionnier de la world music.

Microsoft ® Encarta ® 2009. © 1993-2008 Microsoft Corporation.

 

Tracklist:

CD1
1/ Le jazz et la java
2/ Le cinéma
3/ Une petite fille
4/ Les Don Juan
5/ Le rouge et le noir
6/ Cécile ma fille
7/ Chanson pour Marilyn
8/ La chanson
9/ Je suis sous
10/ La marche arrière
11/ Bidonville
12/ L’amour sorcier
13/ Sing Sing Song
14/ À bout de souffle
15/ Les mains d’une femme dans la farine
16/ Schplaouch
17/ Armstrong

CD2
1/ Toulouse
2/ Saint-Thomas (à tes seins)
3/ La clé
4/ Quatre boules de cuir
5/ Paris mai
6/ La pluie fait des claquettes
7/ Soeur âme
8/ C’est Eddy
9/ Dansez sur moi
10/ Locomotive d’or
11/ Le chat
12/ Le coq et la pendule
13/ Brésilien
14/ Tu verras
15/ Nobody Knows
16/ Autour de minuit
17/ Vie, violence
18/ L’enfant phare
19/ Nougayork (live)

Sito ufficiale dell’artista:

www.nougaro.com

 

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Il nuovo romanzo epistolare di Scarca

Undici persone,  un solo destinatario muto

L’Eco del Chisone

14-01-2009

di Tonino Rivolo

Undici persone scrivono ad  un solo destinatario, protagonista indiretto di un tumultuoso percorso di vita tradotto in letteratura, e non ottengono apparentemente risposta. Ma nonostante ciò continuano ad assediare ed assillare il destinatario delle loro lettere con consigli rimproveri, elogi accuse, rivelazioni vere o presunte, cattiverie o insinuazioni.

In realtà a tenere inconsapevolmente le fila del discorso, tessendo la tela delle relazioni e tenendo ben saldo tra le sue mani l’ordito delle vicende umane che si intrecciano e che si alternano, è proprio il professore universitario a cui le missive sono indirizzate.

È lui che si pone in controluce, affidando ad altri il compito di rivelare le sue frustrazioni, insicurezze, debolezze e fragilità. Dalle quali emerge un ritratto in chiaroscuro del protagonista, con più ombre che luci. A mostrare impietosamente i tratti del suo carattere e della sua personalità è l’irruenza sfrontata di Dora, la  sua allieva che usa l’arma del sesso “trasgressivo” e del linguaggio sboccato per provocarne la reazione. Oppure, per contrasto, l’ammirazione a volte stucchevole del suo collega Nando i cui elogi sperticati sembrano velati di falsità subdola. E ancora, in famiglia, i consigli religiosi ed esistenziali della madre e del padre.

Fino alle indicazioni esasperanti dell’editore che bacchetta senza pietà l’aspirante scrittore e ne stronca ogni velleità letteraria, decidendo infine di pubblicare il suo scritto solo per pietà e a pagamento.

Le lettere, da qualunque emittente provengano, sono perlopiù provocatorie e finiscono con l’annientare il destinatario che si rifugia nel bere e che viene addirittura sospeso dall’insegnamento per alcune lettere imbarazzanti di Dora rese pubbliche dalla madre.

La situazione precipita e il prof D., distrutto dagli eventi, suscita addirittura la pietà dei suoi stessi aguzzini, come Dora e il suo editore.

È pura finzione questo romanzo epistolare calato nella contemporaneità e come tale non può essere certo letto come un’autobiografia, ma i quadri umani e le vicende che tratteggia non sono irreali, al di là del duro linguaggio che li caratterizza…

Fonte: www.angolo-manzoni.it

Fashion – Sergey Khrustalov (photodom.com)





Un – Simon Thibaut (zphoto.fr)

Henri-Georges Clouzot – Les diaboliques (1955)

 

 

Cast: Simone Signoret, Vera Clouzot, Paul Meurisse…

Dans une institution destinée à l’éducation des jeunes garçons, Christina et Nicole, respectivement épouse et maîtresse du directeur Michel Delasalle, s’associent afin d’assassiner l’homme qu’ells ont fini par haïr. Mais quelques jours après leur méfait, le corps de Michel disparaît…

 

SEQUENZE:

 

- “Dans une demi heure tout sera réglé…”

Henri-Georges Clouzot - Les Diaboliques1

Henri-Georges Clouzot - Les Diaboliques1

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- “Allons-y…”

Henri-Georges Clouzot - Les Diaboliques2

Henri-Georges Clouzot - Les Diaboliques2

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- “Pour une fois qu’on avait de la compagnie…”

Henri-Georges Clouzot - Les Diaboliques3

Henri-Georges Clouzot - Les Diaboliques3

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***   ***   ***

D’après Boileau/Narcejac

Le scénario des Diaboliques est basé sur un roman du célèbre tandem Pierre Boileau et Thomas Narcejac. Le roman était intitulé Celle qui n’était plus, et était le premier issu de leur collaboration.

Vera Clouzot

Vera Clouzot, comédienne d’origine brésilienne, n’a joué que dans trois films, trois longs métrages de son mari Henri-Georges Clouzot, dont Les Diaboliques en 1955. Son mari la dirigea pour la première fois en 1953 à l’occasion du Salaire de la peur, puis en 1957 pour Les Espions. Elle mourut quelques années plus tard, en 1960, succombant à une attaque cardiaque, tout comme le personnage de Christina Delasalle dans le film.

Prix Louis Delluc

Le prix Louis Delluc fut décerné en 1954 aux Diaboliques de Henri-Georges Clouzot. Fondé en 1937 par Maurice Bessy, le prix Louis Delluc porte (…) est considéré comme le “Goncourt” du septième art (…)

Paul Meurisse dans la baignoire

L’acteur Paul Meurisse a souffert lors du tournage des Diaboliques. Henri-Georges Clouzot a en effet obligé le comédien a rester pendant une journée immergé dans une baignoire d’eau froide pour une courte séquence. L’acteur a également dû jouer certaines scènes d’extérieur avec des glaçons dans la bouche, et ceci afin d’éviter de former de la buée. La légende voudrait de plus que le poisson censé être avarié que mangent les acteurs l’était réellement. C’est à partir de ce film qu’est né la légende selon laquelle Clouzot était un réalisateur tyrannique sur ses plateaux.

Le film dans la carrière de Signoret

Le personnage de la vénéneuse Nicole Horner permit à l’actrice Simone Signoret de confirmer son statut de star auprès du public français. La comédienne était en effet devenue l’une de ses favorites grâce à Casque d’or (1952), puis en incarnant Thérèse Raquin en 1953 (…)

(allocine.fr)

 

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